di Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi
C'era un tempo nel quale il progresso scientifico e tecnologico era valutato positivamente, significava infatti evoluzione, a volte passava attraverso una rivoluzione, ma ciò che permetteva un approccio ottimista nei confronti della ricerca, era (e forse è) la scoperta del nuovo, la sconfitta dell'ignoto, la lotta per la verità.
Pensiamo ad alcuni campi completamente diversi da quello dell'agricoltura, nei quali la ricerca ha costituito e costituisce il futuro e la speranza per migliaia di persone che sono in grave difficoltà, per esempio, alla ricerca scientifica applicate alla medicina e alla cura di malattie genetiche e alla ricerca in campo tecnologico, per esempio, per lo sfruttamento dell'idrogeno.
Siamo tutti consapevoli e d'accordo sul fatto che utilizzare un'auto elettrica, libererebbe tutti noi (gradatamente s'intende) dall'oligopolio delle compagnie petrolifere; inoltre lo sfruttamento di una fonte rinnovabile, porterebbe ad un risparmio per l'ambiente. Chi può essere contrario ? Forse i padroni delle compagnie petrolifere ed il mondo ad essi collegati.
Questa breve premessa, per dire che non saremmo dove siamo, se non ci fosse stato il progresso tecnologico e scientifico. Chi vuole negare i risultati positivi della ricerca in questi campi, è animato da posizioni conservatrici, giustificate da una tradizione che, forse senza saperlo, ancorano alla paura del cambiamento e dell'introduzione delle novità. Questo atteggiamento è ciò che sta uccidendo una parte dell'agricoltura (non solo in Veneto), in particolare l'agricoltura fatta di coltivazioni di mais nella pianura padana. Adducendo la tipicità del prodotto, il valore della peculiarità delle produzioni nel Veneto e non solo, la non salubrità di prodotti derivanti da organismi geneticamente modificati, è stata avviata una campagna pubblica, volta ad insediare nella gente comune “il seme del terrore”.
Noi la pensiamo diversamente ! E riteniamo di dover affrontare questa questione, perché le motivazioni che spingono parte degli operatori in agricoltura a evocare il mostro degli OGM, porta al risultato di creare paura e incertezza, a nostro parere fuori luogo e, indiscutibilmente, anacronistiche.
Riteniamo inoltre doveroso intervenire per spiegare e divulgare le verità a favore delle coltivazioni di sementi geneticamente migliorate e, lo faremo in modo da non lasciare più dubbi sull'onestà di chi crede nel progresso e nell'evoluzione scientifica e tecnologica in agricoltura, partendo da un dato di fatto:
i maiscoltori della pianura padana chiedono di poter coltivare mais gm RESISTENTE alla PIRALIDE, così come fanno i loro colleghi in Europa e, a supporto delle loro ragioni, evidenziano che le ricadute positive nella coltivazione di ogm porterebbero ad un impatto positivo per la salubrità del prodotto finale, per la salvaguardia dell'ambiente e per la sua biodiversità ed, infine, per l'economia del settore primario.
Le motivazioni: 10.000 ricercatori appartenenti a gran parte del mondo scientifico ITALIANO hanno firmato un documento di consenso, all'utilizzo degli ogm e alla coesistenza tra ogm e non ogm (tra il 2004 e marzo 2006).
Il mais gm resistente alla piralide (insetto che svuota la pannocchia, lasciando campo libero ai funghi) presenta un ridotto contenuto di micotossine, ciò significa maggiore salubrità per l'uomo e per gli animali.
La coltivazione di mais gm permetterebbe di passare a coltivazioni naturali. Il mais resistente alla piralide (unico ogm oggi autorizzato in Europa) consente di non applicare i trattamenti coi fitofarmaci per distruggere l'insetto. Si usano circa 100.000 chili di fitofarmaci per contrastare la piralide su oltre 200.000 ettari. Inoltre gli insetticidi usati non sono selettivi, uccidono indifferentemente tutti i microrganismi presenti. Inoltre, a beneficio dell'ambiente, il mais gm richiede minori quantità di concimi, energia, acqua e suolo.
Grazie al milione di tonnellate in più che deriverebbero dalla coltivazione gm in Italia, si potrebbero ottenere oltre trecentomila tonnellate di etanolo con cui ridurre le importazioni di petrolio e le emissioni di anidride carbonica, sempre a beneficio dell'ambiente.
Gli OGM sono fertili. Gli OGM hanno normalmente una fertilità simile agli organismi da cui sono stati prodotti.
Senza gli agricoltori le multinazionali non potrebbero produrre le sementi ibride, quindi l'agricoltore sceglie se acquistare da loro le sementi di anno in anno o se prodursi in casa le sementi per l'anno venturo.
Dal 1996 in USA ad oggi le rese del mais sono aumentate del 20%, mantenendo il prezzo alla vendita. In Italia, dove la coltivazione commerciale del mais resistente alla piralide non è mai stata permessa, le rese del mais sono diminuite del 10% ed il prezzo alla vendita è calato del 55%. in Italia la piralide distrugge dal 10 al 20% circa del mais coltivato ogni anno.
Da un sondaggio della DEMOSKOPEA realizzato in Lombardia, Piemonte e Veneto (area dove si coltivano i 2/3 del mais italiano) è emerso che la maggioranza degli agricoltori se potesse, coltiverebbe mais gm.
Non è vero che coltivando ogm si danneggiano le coltivazioni confinanti, quindi la coesistenza è possibile.
Da anni importiamo legalmente centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti geneticamente modificati ma non possiamo produrli sul nostro territorio nazionale.
Le aziende agricole sono in grave difficoltà da ormai un decennio perchè in Italia non si vuole rendere realmente concorrenziale il nostro settore e metterlo in condizione di competere con il resto del mondo.
Tutti sanno chi è l'Ing. Marchionne; ebbene egli insegna che quando un'azienda, un comparto è in grave difficoltà, affinché torni a essere produttivo ed economicamente sostenibile, necessita di un piano di ristrutturazione, insomma di una riconversione.
Per quanto riguarda il sistema agricolo, la vera opportunità di “ristrutturazione” è di fatto rappresentata dalla ricerca scientifica sulle sementi di alcune piante come il mais.
Vi sono 100 milioni di ettari nel mondo coltivate con sementi gm e mentre la disuguaglianza, tra le nostre aziende agricole e il resto del mondo, aumenta, si continua a parlare della difesa delle produzioni tipiche locali e a non permettere le sperimentazioni in campo.
Sono decenni che accogliamo positivamente le novità che il fruttivendolo ci propone: dall'uva senza semi, al mapo, alla clementina senza semi, al pomodoro pachino, al miagawa, alla banana e così via, prodotti sicuri per salubrità e genuinità e realizzati in laboratorio grazie alla ricerca scientifica.
Sono inoltre decenni che gli animali che costituiscono gli allevamenti italiani si nutrono con cereali d'importazione, in particolare soia. Il 90% della soia importata (anche a Treviso) è geneticamente modificata e, di fatto, entra nell'alimentazione animale e, conseguentemente, nell'alimentazione umana attraverso latte, derivati del latte e carne, ma restano prodotti salubri e di qualità.
L'ipocrisia culturale è un danno per l'economia del paese e per le generazioni future e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Non diamoci la zappa sui piedi.